lunedì 29 giugno 2015

Djemaa El-Fna

The Thruth Explodes - Yallah, Live in Marrakesh'95 - J. Page, R. Plant

Djemaa El-Fna è la piazza centrale di Marrakesh. 
"La Place", come la chiamano li, è patrimonio dell'UNESCO dal 2001

Sul significato delle parole Djemaa El-Fna si è incerti: può significare "Raduno dei morti" o "Assemblea dei Morti", derivando questo significato dalla sua storia antica di esecuzioni capitali. Nella piazza venivano poi lasciate in mostra le teste dei condannati, che fossero ad esempio per gli altri

Può però anche tradursi come "La Moschea Svanita", per l'antica presenza di una moschea costruita da un sultano almoravide, la dinastia di origine berbera che governò sul Maghreb fra l'XI ed il XII sec.
La moschea venne successivamente distrutta lasciando lo spazio vuoto, occupato ora dalla piazza.

La Place è di una bellezza disarmante, si trova al margine della Medina, non ha alcuna opera d'arte o capolavoro di architettura o decorazione; è quasi uno spazio di risulta, non essendo nemmeno mai stata progettata.

Uno di quegli slarghi che possono funzionare bene come capolinea di autobus, parcheggio o poco di più.

Djemaa El Fna Photo by Fabio Barilari — National Geographic Your Shot

UNESCO Masterpiece of the Oral and Intangible Heritage of Humanity

The idea of the UNESCO project, titled "Masterpieces of the Oral and Intagible Heritage of Humanity" came from people concerned about the Jamaa el Fna. The place is known for its active concentration of traditional activities by storytellers, musicians and performers, but it was threatened by economic development pressures.
In fighting for the protection of traditions, the residents called for action on an international level, to recognize the need for the protection of such places — termed "cultural spaces" — and other popular and traditional forms of cultural expression.

UNESCO encourages communities to identify, document, protect, promote and revitalize such heritage. The UNESCO label aims to raise awareness about the importance of oral and intangible heritage as an essential component of cultural diversity.

"The spectacle of Jamaa el Fna is repeated daily and each day it is different.
Everything changes — voices, sounds, gestures, the public which sees, listens, smells, tastes, touches. The oral tradition is framed by one much vaster — that we can call intangible. The Square, as a physical space, shelters a rich oral and intangible tradition." - From Wikipedia

Marrakesh Medina Photo by Fabio Barilari — National Geographic Your Shot

Nel testo di presentazione dell'UNESCO si parla di cantastorie, musicisti, artisti di strada. In realtà la prima volta che andai in quella piazza fu nell'85 e l'immagine che mi è rimasta impressa da allora, è quella di un uomo seduto a terra, con un tappetino delle dimensioni di uno scendiletto, sul quale c'erano allineate e ordinate, un set di pinze e seghetti su un lato ed una serie di dentiere sull'altro e li, su quel metro quadro di terra rossa battuta, faceva il dentista.

Allora la piazza era tutta in terra battuta rossa, nella città si camminava circondati costantemente da una nuvola di uomini, donne e bambini che cercavano di venderti e chiederti qualunque cosa e Marrakesh era una città africana, senza mezzi termini, almeno per me che a 18 anni ci arrivavo da Roma centro.

Nella Medina entravi con fatica. Se non ci entravi proprio, era meglio

Nel 1985 Djemaa-El-Fna era così:


In seguito sarebbe stata istituita la Polizia Turistica, che ha reso il posto tranquillo per i forestieri e un pò più complicato per i residenti.
Nel frattempo La Piazza è stata pavimentata e sono state regolamentate, almeno in parte, lo sviluppo, il posizionamento e la rotazione delle attività commerciali nell'arco delle 24 ore della giornata.

Ciò nonostante, La Place resta un luogo incantato. Nonostante la pavimentazione e la regolamentazione; nonostante il Club Med, aperto irrispettosamente proprio li sulla piazza.

Marrakesh Medina Photo by Fabio Barilari — National Geographic Your Shot

L'ultima volta che ci sono andato era il 2008 ed ho passato alcune ore ad osservare La Place, in continuo movimento, dalla terrazza del Cafe Argana.
Ad osservarla, ascoltarla, respirarla dall'alto, verso il tramonto, quando le attività della notte prendono il posto di quelle del pomeriggio, che a loro volta avevano preso il posto di quelle della mattina,mentre i rumori della piazza e quelli dei muezzin riverberano tutto intorno. Tutti i giorni. Con o senza i turisti.

Marrakesh Medina Photo by Fabio Barilari — National Geographic Your Shot

Poi, dopo il tramonto scesi a cena nella piazza. I cantastorie erano ancora li in mezzo alla calca e ricordo di aver pensato che non c'è nulla di meno, da poter vendere, di una storia parlata.

Nel 2011, il 28 Aprile, un attentato terrorista ha fatto saltare il Cafe Argana. La ricchezza ed intensità di un luogo è sempre lo specchio di una storia altrettanto complessa e antica.

Djemaa-El-Fna

La Place, più di qualunque altro luogo che abbia visitato fin'ora, pone una questione non da poco a chi si occupa di progettazione di spazi pubblici, perchè parlare di "Masterpieces of the Oral and Intagible Heritage of Humanity" all'interno di un ambiente urbano consolidato, significa sostanzialmente scollegare il valore di un luogo dal suo contesto fisico, dal proprio involucro architettonico, ed affidarlo interamente alla vita che viene svolta al suo interno; e la vita, anzi, le vite che hanno creato questo "Masterpiece", di fatto, almeno fino a pochi anni fa, si sono appropriate di questo luogo in maniera totalmente spontanea, nel corso dei secoli.

Di più: a differenza di molti altri spazi urbani con caratteristiche simili, qui non si è neppure sentita la necessità di costruire un involucro architettonico successivo, per vestire questo capolavoro che, di fatto, vive di vita propria. 

Djemaa El Fna Photo by Fabio Barilari — National Geographic Your Shot

In altri termini, osservare questa piazza significa trovarsi di fronte ad un paradosso, per un progettista: un passaggio obbligato rispetto alla questione su quale tipo di architettura progettata possa permettere e favorire questa qualità e ricchezza di risultato, e quale tipo di normativa possa garantire questo grado di appropriazione di un luogo.


And The Truth Explodes

2 commenti:

  1. un posto fantastico! La cosa che mi è piaciuta di più i contastorie , ne avevo letto nei libri di Ben Jellun e all'inizio pensavo si parlasse di epoche passate, poi ho capito che eravamo nel presente. Un modo incredibile di mescolare passato presente e futuro, credo che il segreto di questa piazza sia proprio questo. Come sempre suggestivo il tuo acquerello. ciao

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  2. Molte grazie Angela. I cantastorie... qualcosa che conosciamo solo dai racconti per bambini e siamo un pò abituati al termine "cantastorie", ma se ci si ferma a pensare alla loro attività... è qualche cosa di realmente incredibile.Non so se ci siano ancora, li nella Piazza: li vedevi seduti su una sedia, la sera nel buio, senza le luci che hanno le bancarelle attrezzate, semplicemente a parlare.

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