giovedì 8 dicembre 2016

Wanted in Rome

I'm very glad and pleased to be on the December cover page of Wanted in Rome with an illustration from Campo de' Fiori. Many thanks to Andy Devane and Wanted in Rome for the opportunity!


Sono davvero onorato di essere presente sulla copertina di Wanted in Rome di Dicembre con una illustrazione da Campo de' Fiori. Molte grazie ad Andy Devane e Wanted in Rome per l'opportunità!


lunedì 28 novembre 2016

Hong Kong Exhibition

Very pleased and honored to present my illustrations back in Hong Kong, in my forthcoming exhibition at the HK Central Library, from 20 to 27 of December.
Many thanks to the Goethe-Institut Rom for their always unique organization and professionality.
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Felice e davvero onorato di presentare nuovamente le mie illustrazioni ad Hong Kong, presso la Biblioteca Centrale, nella mia prossima mostra dal 20 al 27 Dicembre.
Mille grazie al Goethe-Institut Hongkong per il loro lavoro sempre eccezionale e professionale.


mercoledì 9 novembre 2016

Endless Search

Nel 1985, Ronald Reagan si apprestava a vincere il suo secondo mandato.


Nel Giugno del 1984, Bruce Springsteen aveva fatto uscire il suo 7° album, "Born in the USA", trasformando sostanzialmente la sua immagine al di fuori dei confini nazionali, da musicista per intenditori e appassionati, alla più grande rock star internazionale in quegli anni: una forma di rock star così vicina al termine pop star della metà degli anni '80, da raccoglierne anche il suo significato più deteriore.

Di fatto, la stragrande maggioranza del pubblico fuori dagli Stati Uniti ha conosciuto Springsteen e si è fatta un'idea sulla sua musica, con quell'album e fu solo dopo Born in the USA che cominciò a riempire gli stadi al di fuori degli Stati Uniti: un concerto come quello tutto esaurito di San Siro nell''85, due anni prima non sarebbe stato neppure immaginabile.

All'apice del successo di quell'album, Ronald Reagan pensò bene di tentare di utilizzare il singolo "Born in the USA" per la sua campagna di secondo mandato, di fatto cercando di sfruttarne la potenza coinvolgente e apparentemente patriottica, senza aver compreso (e forse neppure ascoltato) il significato tragico di quel testo.

Springsteen naturalmente gli negò l'uso del brano, ma Reagan si espresse comunque: "America's future rests in a thousand dreams inside your hearts; it rests in the message of hope in songs so many young Americans admire: New Jersey's own Bruce Springsteen. And helping you make those dreams come true is what this job of mine is all about."

Pochi giorni dopo arrivò la risposta di Springsteen introducendo Johnny 99 in un concerto a Pittsburgh, un brano sulla disoccupazione e la violenza che genera: "The President was mentioning my name the other day, and I kinda got to wondering what his favorite album musta been. I don't think it was the Nebraska album. I don't think he's been listening to this one."

In pochi infatti sapevano che Born in the USA Springsteen l'aveva scritto nel 1981 e sarebbe dovuto rientrare nella selezione dell'album Nebraska uscito nel 1982: il suo disco più cupo, duro ed intimista; senza nessuna speranza nei testi così come nelle sonorità. 

Lo registrò da solo, nella sua cucina, con un multitraccia portatile a 4 piste e venne messo su vinile letteralmente così come era nato.


Nelle parole di Springsteen: "Born in the U.S.A. is about "a working-class man" in the midst of a spiritual crisis, in which man is left lost... It's like he has nothing left to tie him into society anymore. He's isolated from the government. Isolated from his family... to the point where nothing makes sense... Promotes the fact that the endless search for truth is the true American way"

Nebraska lasciò senza fiato tutti quelli che lo seguivano, anche perchè totalmente imprevisto, dopo le sonorità debordanti del precedente album doppio di The River. 
Fu con Nebraska che Springsteen fece capire chiaramente che non era il pubblico a governare le sue scelte musicali.

Oggi è la giornata giusta per riascoltare la versione originale di Born in the USA.


Tutto il disco Nebraska andrebbe riascoltato ogni tanto e andrebbero riletti i suoi testi, per comprendere la grandezza di questo musicista.

mercoledì 19 ottobre 2016

8 Punti



#Industriarchitettura

Mi hanno chiesto di proporre 8 punti per rilanciare la qualità architettonica in questo paese.
Si tratta di un tema che dovrebbe coinvolgere tutti: non serve essere tecnici del settore per osservare quello che ci circonda.
L'articolo lo si trova pubblicato in questo link: E' una bella iniziativa questa messa in campo da Industriarchitettura.

Il mio intervento, per chi fosse interessato, è stato preceduto nelle scorse settimane da altri due articoli, sviluppati con la stessa dinamica, da parte di due ottimi professionisti, nella speranza che da questo confronto di idee ne possa nascere qualcosa di concreto:
http://www.industriarchitettura.it/2016/09/14/rinascimento-come-rivoluzione-un-manifesto-per-il-futuro-prossimo-con-8-punti-per-rilanciare-la-teoria-dellarchitettura-in-italia-di-gianluca-peluffo/

giovedì 6 ottobre 2016

ЧИТАТИ МІСТО – АРХІТЕКТУРА БІБЛІОТЕК НІМЕЧЧИНИ

Some shots from the exhibition ЧИТАТИ МІСТО – АРХІТЕКТУРА БІБЛІОТЕК НІМЕЧЧИНИ at Erste Lwiwer Mediathek in Lviv, Ukraina
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Alcuni scatti dalla mostra ЧИТАТИ МІСТО – АРХІТЕКТУРА БІБЛІОТЕК НІМЕЧЧИНИ alla medieteca Erste Lwiwer Mediatheka a Lviv in Ucraina

Una foto pubblicata da Fabio Barilari (@fabio_barilari) in data:

Una foto pubblicata da Fabio Barilari (@fabio_barilari) in data:

Una foto pubblicata da Fabio Barilari (@fabio_barilari) in data:

Una foto pubblicata da Fabio Barilari (@fabio_barilari) in data:

domenica 2 ottobre 2016

4 minutes



When talking about the problem of refugees, we use dehumanised language, which reduces human tragedy to numbers and statistics. But this suffering concerns real people, who – just like us - have families, loved ones, friends; their own stories, dreams, goals... Only when you sit down opposite a specific person and look into their eyes, you no longer see an anonymous refugee, one of the migrants, and notice the human before you, just like yourself – loving, suffering, dreaming.

20 years ago, psychologist Arthur Aron discovered that 4 minutes of looking into each other's eyes can bring people closer. Using this discovery, we decided to carry out a simple experiment, during which refugees and Europeans sat opposite each other and looked into each other's eyes. Clearly, it is most important to give each other time to better understand and get to know each other.

The experiment was conducted in Berlin: the city, which - first of all - is a symbol of overcoming the divisions, and secondly, seems to be the centre of the contemporary Europe. We wanted the movie created on the basis of the experiment to be as symbolic as possible – and to touch upon the general divisions between people.

The experiment participants were ordinary people. The situations were not staged; we wanted to get natural, spontaneous reactions. The people sitting opposite each other had not known each other before and saw each other for the first time during the experiment. What is important, the refugees mostly came from Syria and had not been living in Europe for longer than a year.

Created by DDB Warsaw for Amnesty International Poland.


https://www.youtube.com/watch?v=9Z68P9Gc77A

lunedì 8 agosto 2016

Wanted in Rome

Pleased to be on the front page of Wanted in Rome this month.
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Felice di essere sulla copertina di Wanted in Rome di questo mese.


venerdì 29 luglio 2016

Die Stadt Lesen - Seoul, Korea

My new exhibition, in Seoul, from 2 to 28 August 2016
110, Sejong-daero, Jung-gu
04524 Seoul

La mia nuova mostra, a Seoul, dal 2 al 28 Agosto 2016
SEOUL METROPOLITAN LIBRARY 
110, Sejong-daero, Jung-gu
04524 Seoul

2016년 8월 2일(화) -
2016년 8월 28일(일)
화-금 오전 9시 - 오후 9시
토-일 오전 9시 - 오후 6시

서울도서관

서울특별시 중구 세종대로 110
04524 
© 파비오 바릴라리 슈투트가르트 시립도서관(밀라노 광장에 위치)

sabato 4 giugno 2016

Muhammad Ali


Muhammad Ali, born Cassius Marcellus Clay Jr 
17 Jan 1942 - 3 Jun 2016

"Impossible is just a big word thrown around by small men who find it easier to live in the world they've been given than to explore the power they have to change it. Impossible is not a fact. It's an opinion. Impossible is not a declaration. It's a dare. Impossible is potential. Impossible is temporary. Impossible is nothing." 

- Muhammad Ali


martedì 31 maggio 2016

Hagia Sophia

Trying to capture the light, impressive, breathing space of this silent architecture. 
Its sense of what is sacred and undisclosed, hidden in the strenght of its powerful and ancient structure.

venerdì 22 aprile 2016

Wien Museum Neu - Experiencing Der Kuss



WMN competition - Progetto: Fabio Barilari Architetti

Augmented Topography
Un'architettura per Vienna, un'architettura che sia elegante come Vienna;
Che accolga al suo interno tutte le geometrie del contesto.
E una passeggiata che si sviluppa dentro e sul Museum Neu: Un nuovo percorso, pubblico, sul Nuovo Museo della città.
Un prospetto urbano, per la città e un prospetto, differente, per il parco e contro il cielo grigio di Vienna
Il Giardino, l'Oro, il Bacio di Klimt,
solo per Vienna.

Augmented Topography
An architecture for Wien, an architecture elegant as Wien;
which welcomes in its interiors all the context geometries.
And walks that develop inside and on the Museum Neu: A new public path, on the New Museum for Wien.
An urban elevation, for the city and a different elevation for the park, in front of the gray Wien sky.
The Garden, the Gold, The Kiss by Klimt,
only for Wien












STUDI







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Tamman Azzam Kiss - Syria

giovedì 14 aprile 2016

Rothko Path

LCD24032016 - "Living Color Drawing" series _ Fabio Barilari

"Silence is so accurate"

Mark Rothko

mercoledì 6 aprile 2016

Windows

Picture House - Barilari Architetti

Su Pinterest, digitando "window", siamo la prima immagine della serie. 
A distanza di anni dal completamento di questo progetto e dalla sua prima pubblicazione su The Architectural Review, fa piacere vedere che continua ad essere apprezzato.

On Pinterest, typing "window", we are the first image in the series. 
Several years after the completion of this project and after its first publication on The Architectural Review, I'm pleased to see that it continues to be appreciated.


venerdì 1 aprile 2016

Fragile Yemen

Viaggiando ci s’accorge che le differenze si perdono: ogni città va somigliando a tutte le città, i luoghi si scambiano forma ordine distanze, un pulviscolo informe invade i continenti.
- Italo Calvino

© Agnes Montanari - Sana'a Underworld

Per arrivare a Sana'a, la capitale dello Yemen, da Roma, occorrerebbero circa 6 ore.
In pratica, sarebbe possibile fare colazione la mattina presto, con cornetto e cappuccino, di fronte al ForoRomano e pranzare nel primo pomeriggio con un Saltah, nella Città Vecchia di Sana'a.

50 anni fa, avrei impiegato su per giù lo stesso tempo per andare a pranzo sul Canal Grande.

100 anni fa, un contadino che volesse emigrare, diciamo dalla Sicilia, verso il Nord, in 6 ore probabilmente non avrebbe raggiunto neppure lo Stretto.


Tornando alla colazione: abbiamo una percezione della geografia rimasta ancorata a distanze calcolate con metodi vecchi di almeno 50 anni, per cui ci consideriamo parte di una comunità in funzione di percorsi ed ambiti geografici che, molto semplicemente, ora non esistono più.
Il nostro senso di appartenenza geografica è rimasto fermo ad una organizzazione mentale vecchia, se non antica, mentre contemporaneamente i tempi di connessione, geografica e virtuale, si sono sviluppati in maniera esponenziale.

© Marco di Lauro - Sana'a, Yemen

Credo dipenda da questo, almeno in parte, il fatto che una notizia come la distruzione del museo archeologico di Dhamar in Yemen, con le sue decine di migliaia di reperti, avvenuto in poco più di 1 secondo, pochi mesi fa, non arriva sul nostro schermo e, se anche arriva, scivola via anche in meno di 1 secondo.

Tornando alla colazione, se arrivati a Venezia scoprissimo che nell'arco della mattinata è stato raso al suolo il Palazzo Ducale, scopriremmo contemporaneamente una altrettanto dirompente esplosione dei media nel comunicare quello che è successo, in grado di creare un'eco emotiva anche in coloro che non hanno mai avuto il minimo interesse non dico in quella splendida architettura, ma neppure nei beni culturali nel senso più superficiale del termine.

Beni della cultura.
© John Andersen - Shibam, Yemen

D'altra parte, ad un contadino siciliano che nel 1916 si stesse per mettere in viaggio verso il nord, una notizia del genere forse sarebbe scivolata addosso con la stessa leggerezza con cui noi apprendiamo della devastazione che si sta compiendo da circa un anno in Yemen.
In altri termini, se la stampa svolgesse il suo compito allineata con una consapevolezza geografica attuale, forse percepiremmo tutto il peso devastante che porta con se la distruzione, in 1 secondo, di un bene che trasmette una memoria collettiva di 8000 anni di storia, riducendo di fatto una comunità ad una sorta di entità lobotomizzata, priva di memoria.



Perchè è questo quello che succede: quando si distrugge il patrimonio culturale di un popolo, viene lobotomizzata una società.

Naturalmente dopo il raid ci sono i saccheggi.
Solo che, tornando alla colazione, nel restare comodamente ancorati alla nostra idea della geografia vecchia di almeno cinquanta anni, possiamo far finta che la cosa non ci riguardi.

© Agnes Montanari - Sana'a Underworld

Lo Yemen ha circa 24 milioni di abitanti di cui circa 20, in questo momento, secondo l'Unicef, hanno bisogno di una qualche forma di assistenza umanitaria.
Il paese ha quattro siti dichiarati patrimonio dell'Unesco e 10 altri luoghi per i quali è stata richiesta tale nomina e la devastazione in corso su tali siti, durante i raid aerei sauditi in Yemen nel corso di circa un anno di guerra, è talmente ampia da aver reso necessaria la suddivisione di tale distruzione in 5 categorie: le città; i monumenti come moschee, cittadelle, forti; i siti archeologici; i reperti archeologici; i musei.

Non si tratta di Isis.


Tecnicamente parlando, le dinamiche e la rapidità di distruzione ed azzeramento di questa memoria collettiva sono di una tale dimensione, da rendere necessario lo sviluppo di una nuova teoria del restauro e l'adozione di strumenti e tecniche aggiornati che siano in grado di abbracciare metodi, finalità e componenti emotive da dover recuperare e tramandare, nell'intervenire su un patrimonio culturale devastato in questo modo.
Perchè nessuna altra epoca precedente ha avuto questa semplicità ed immediatezza nell'azzeramento di una cultura plurimillenaria.

© Agnes Montanari - Sana'a Underworld

Ma’rib, Aden, Dhale, Sa’ada, Ta’iz, Hodayda, Shabwa, Hajjah: sono tra i siti archeologici distrutti fino ad oggi nei bombardamenti sauditi.

Lo scorso 25 Febbraio, dopo quasi un anno dall'inizio della guerra nel Marzo del 2015, l'Unione Europea ha votato si all'embargo delle armi nei confronti della coalizione saudita e, fino ad allora, solo la Germania aveva deciso, nel Novembre 2015 di chiudere qualunque trasferimento di armi al regno saudita, fino ad allora, uno dei suoi clienti migliori in questo settore.

© Fabio Barilari

Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.
- Italo Calvino

Beautiful Yemen, ma con l'audio spento.