Pubblicato oggi su INDUSTRIARCHITETTURA,
un articolo nel quale ho cercato di riassumere un viaggio attraverso un paese
estremamente ricco.
Buona lettura e buon ascolto: c'è dell'ottima musica nell'articolo.
Qui trovate gli altri articoli pubblicati in passato.
Un pò meno noti sono i suoi taccuini di viaggio attraverso il Marocco.
L'11 Gennaio del 1832, poco più di un anno dopo la realizzazione del quadro, Eugèn Delacroix si imbarcò per Tangeri.
Nei 6 mesi in "Barbaria", Delacroix accumulò un archivio enorme di disegni, appunti, note e schizzi di un viaggio, che avrebbe lasciato un impronta indelebile nella sua persona e nelle sue future opere. Delacroix potè finalmente contemplare dal vivo l’Oriente sognato e dipinto da tanti artisti alla moda in quel periodo.
”Sono sempre più stordito da quello che vedo (…), sono in questo momento come un uomo che sogna e che vede delle cose che non crede di vedere. (...) Ad ogni passo ci sono delle immagini che potrebbero fare la fortuna e la gloria per venti anni di generazioni di pittori (…) (Tangeri) è un luogo fatto per i pittori, la bellezza abbonda: non la bellezza che si vanta nei quadri alla moda, ma qualcosa di più semplice, di più primitivo, di meno affardellato. La bellezza, qui, si unisce a tutto quello che serve“.
Delacroix si fermò ovunque, disegnando tutto, ritraendo anche le donne marocchine dietro i drappeggi dei loro haiks, ignorando la pericolosità dei luoghi o i costumi del paese: la sua guida locale non smetteva di metterlo in guardia.
A
Meknès, si confrontò, per la prima volta, con l’aggressività della folla: “Gli
abiti e le figure dei cristiani sono antipatici a questa gente e bisogna sempre
essere scortati dai soldati (…) salire su di una terrazza equivale ad esporsi a
lanci di pietre o a colpi di fucile. La gelosia dei Mori è estrema e sulle
terrazze sono presenti le donne che si recano a prendere il fresco“.
Non gli fu mai possibile sistemare un cavalletto per strada
e dipingere: per questo motivo, durante tutto il suo viaggio in Nord-Africa,
abbozzò solamente degli schizzi in quello che, in pratica, fu una sorta di reportage giornalistico.
Appunti e bozzetti che sarebbero poi diventati delle opere in Francia.
Un impatto simile avrebbe avuto, successivamente, quel mondo, anche su Paul Klee.
A differenza di molti suoi contemporanei, Delacroix non cercava l’aneddoto esotico, ma voleva cogliere la bellezza e la dignità dei popoli che incontrava durante il viaggio:
"Tangeri, 28 aprile. Questo popolo è tutto antico. […] Essi sono più vicini alla natura in mille modi: i loro abiti, la forma delle loro scarpe. Così la bellezza va congiunta a tutto quello che essi fanno".
The Thruth Explodes - Yallah, Live in Marrakesh'95 - J. Page, R. Plant
Djemaa El-Fna è la piazza centrale di Marrakesh.
"La Place", come la chiamano li, è patrimonio dell'UNESCO dal 2001
Sul significato delle parole Djemaa El-Fna si è incerti: può significare "Raduno dei morti" o "Assemblea dei Morti", derivando questo significato dalla sua storia antica di esecuzioni capitali. Nella piazza venivano poi lasciate in mostra le teste dei condannati, che fossero ad esempio per gli altri
Può però anche tradursi come "La Moschea Svanita", per l'antica presenza di una moschea costruita da un sultano almoravide, la dinastia di origine berbera che governò sul Maghreb fra l'XI ed il XII sec.
La moschea venne successivamente distrutta lasciando lo spazio vuoto, occupato ora dalla piazza. La Place è di una bellezza disarmante, si trova al margine della Medina, non ha alcuna opera d'arte o capolavoro di architettura o decorazione; è quasi uno spazio di risulta, non essendo nemmeno mai stata progettata.
Uno di quegli slarghi che possono funzionare bene come capolinea di autobus, parcheggio o poco di più.
UNESCO Masterpiece of the Oral and Intangible Heritage of Humanity
The idea of the UNESCO project, titled "Masterpieces of the Oral and Intagible Heritage of Humanity" came from people concerned about the Jamaa el Fna. The place is known for its active concentration of traditional activities by storytellers, musicians and performers, but it was threatened by economic development pressures.
In fighting for the protection of traditions, the residents called for action on an international level, to recognize the need for the protection of such places — termed "cultural spaces" — and other popular and traditional forms of cultural expression.
UNESCO encourages communities to identify, document, protect, promote and revitalize such heritage. The UNESCO label aims to raise awareness about the importance of oral and intangible heritage as an essential component of cultural diversity.
"The spectacle of Jamaa el Fna is repeated daily and each day it is different.
Everything changes — voices, sounds, gestures, the public which sees, listens, smells, tastes, touches. The oral tradition is framed by one much vaster — that we can call intangible. The Square, as a physical space, shelters a rich oral and intangible tradition." - From Wikipedia
Nel testo di presentazione dell'UNESCO si parla di cantastorie, musicisti, artisti di strada. In realtà la prima volta che andai in quella piazza fu nell'85 e l'immagine che mi è rimasta impressa da allora, è quella di un uomo seduto a terra, con un tappetino delle dimensioni di uno scendiletto, sul quale c'erano allineate e ordinate, un set di pinze e seghetti su un lato ed una serie di dentiere sull'altro e li, su quel metro quadro di terra rossa battuta, faceva il dentista.
Allora la piazza era tutta in terra battuta rossa, nella città si camminava circondati costantemente da una nuvola di uomini, donne e bambini che cercavano di venderti e chiederti qualunque cosa e Marrakesh era una città africana, senza mezzi termini, almeno per me che a 18 anni ci arrivavo da Roma centro.
Nella Medina entravi con fatica. Se non ci entravi proprio, era meglio
Nel 1985 Djemaa-El-Fna era così:
In seguito sarebbe stata istituita la Polizia Turistica, che ha reso il posto tranquillo per i forestieri e un pò più complicato per i residenti.
Nel frattempo La Piazza è stata pavimentata e sono state regolamentate, almeno in parte, lo sviluppo, il posizionamento e la rotazione delle attività commerciali nell'arco delle 24 ore della giornata.
Ciò nonostante, La Place resta un luogo incantato. Nonostante la pavimentazione e la regolamentazione; nonostante il Club Med, aperto irrispettosamente proprio li sulla piazza.
L'ultima volta che ci sono andato era il 2008 ed ho passato alcune ore ad osservare La Place, in continuo movimento, dalla terrazza del Cafe Argana.
Ad osservarla, ascoltarla, respirarla dall'alto, verso il tramonto, quando le attività della notte prendono il posto di quelle del pomeriggio, che a loro volta avevano preso il posto di quelle della mattina,mentre i rumori della piazza e quelli dei muezzin riverberano tutto intorno. Tutti i giorni. Con o senza i turisti.
Poi, dopo il tramonto scesi a cena nella piazza. I cantastorie erano ancora li in mezzo alla calca e ricordo di aver pensato che non c'è nulla di meno, da poter vendere, di una storia parlata.
Nel 2011, il 28 Aprile, un attentato terrorista ha fatto saltare il Cafe Argana. La ricchezza ed intensità di un luogo è sempre lo specchio di una storia altrettanto complessa e antica.
Djemaa-El-Fna
La Place, più di qualunque altro luogo che abbia visitato fin'ora, pone una questione non da poco a chi si occupa di progettazione di spazi pubblici, perchè parlare di "Masterpieces of the Oral and Intagible Heritage of Humanity" all'interno di un ambiente urbano consolidato, significa sostanzialmente scollegare il valore di un luogo dal suo contesto fisico, dal proprio involucro architettonico, ed affidarlo interamente alla vita che viene svolta al suo interno; e la vita, anzi, le vite che hanno creato questo "Masterpiece", di fatto, almeno fino a pochi anni fa, si sono appropriate di questo luogo in maniera totalmente spontanea, nel corso dei secoli.
Di più: a differenza di molti altri spazi urbani con caratteristiche simili, qui non si è neppure sentita la necessità di costruire un involucro architettonico successivo, per vestire questo capolavoro che, di fatto, vive di vita propria.
In altri termini, osservare questa piazza significa trovarsi di fronte ad un paradosso, per un progettista: un passaggio obbligato rispetto alla questione su quale tipo di architettura progettata possa permettere e favorire questa qualità e ricchezza di risultato, e quale tipo di normativa possa garantire questo grado di appropriazione di un luogo.
Domenica finisce la mostra: Per chi volesse venire, sarò li dalle 11 alle 14.30 circa.
Naturalmente, la mostra rimarrà comunque aperta fino a domenica sera, negli
orari di apertura del museo, tutti i giorni dalle 10 alle 20.
NB: Se si trova la fila per la mostra di Brueghel nell'ingresso pricipale, si
può entrare nell'ingresso diretto al Chiostro, su Via Arco della Pace, 5
Fabio
Jimi Hendrix arrivò ad Essaouira nel luglio del 1969.
Un mese prima della sua esibizione a Woodstock.
Ci erano già passati Stones, Jefferson Airplane, Leonard Cohen e diversi altri: Essaouira alla fine degli anni 60 era diventata uno dei santuari della psichedelia.
Sulla spiaggia a sud di Essaouira c'è un castello. I resti di un castello.
Mareggiata dopo mareggiata si sta sciogliendo, poco per volta.
F. Barilari - Essaouira - Medina
Down the street you can hear her scream you're a disgrace
As she slams the door in his drunken face
And now he stands outside
And all the neighbors start to gossip and drool
He cries oh, girl you must be mad,
What happened to the sweet love you and me had? Against the door he leans and starts a
scene,
And his tears fall and burn the garden green
And so castles made of sand fall in the sea, eventually A little Indian brave who before he was ten,
Played war games in the woods with his Indian friends
And he built up a dream that when he grew up
He would be a fearless warrior Indian Cheif
Many moons past and more the dream grew strong until
Tomorrow he would sing his first war song and fight his first battle
But something went wrong, surprise attack killed him in his sleep that night
And so castles made of sand melts into the sea, eventually
There was a young girl, who's heart was a frown
Cause she was crippled for life,
And she couldn't speak a sound
And she wished and prayed she could stop living,
So she decided to die
She drew her wheelchair to the edge of the shore
And to her legs she smiled you wont hurt me no more
But then a sight she'd never seen made her jump and say
Look a golden winged ship is passing my way
And it really didn't have to stop, it just kept on going...
And so castles made of sand slips into the sea, eventually
If you can just get your mind together, Then come on across to me, We'll hold hands and then we'll watch the sunrise, From the bottom of the sea
But first, are you experienced? Have you ever been experienced?
Well, I have
I know
I know you probably scream and cry, That your little world won't let you go, But who in your measly little world, Are you trying to prove that, You're made out of gold and, eh, can't be sold
So, are you experienced? Have you ever been experienced? Well, I have
Let me prove you
Trumpets and violins I can hear in distance, I think they're calling our names, Maybe now you can't hear them, but you will, If you just take hold of my hand
Oh, but are you experienced? Have you ever been experienced?
Not necessarily stoned, but beautiful
E' possibile, ora, arrivare nella intensa Fès o nella caotica Marrakech con un volo low cost; passare un week end esotico ma comodo, ammirando gli artigiani del cuoio o dell'argento; immergersi nella splendida Djemaa El-Fna soggiornando nel Club Med, aperto irrispettosamente proprio li sulla Piazza; farsi un aperitivo serale nel cuore della Medina, ascoltando i Muezzìn dalla terrazza di un raffinato club, spolverato di rarefatte atmosfere magrebine, o almeno, di quei selezionati ingredienti del Maghreb che un turista medio è in grado di sostenere nell'arco di un week end esotico a basso costo.
Naturalmente fare un salto nell' hammam, dell'albergo.
I cantastorie sono ancora li nella Piazza, a vendere i loro racconti, diventando pian piano parte del pacchetto week end, come fu per i punk di Piccadilly Circus finiti sulle cartoline.
Essaouira vuol dire ''ben disegnata'': nel 1765 il sultano Ben Abdallah incaricó un suo prigioniero, l' architetto francese T. Cornut, di riorganizzare l'urbanistica di Mogador, l' insediamento esistente, sul modello di citta' europeo e rimase molto soddisfatto del risultato.
Per questo motivo, la Medina di Essaouira ha viali, portici e piazze simmetriche, che la differenziano dall' anarchia che disegna le altre Medine.
I suoi palazzi sono tutti bianchi, le mura che la circondano sono color terra e la sabbia dal deserto tinge di ocra tutto: le case, il mare e l'aria.
Di fronte ad Essaouira le Islas Purpureas: rifornivano l' antica Roma del colore porpora per le tuniche di moda.
Oggi Essaouira e' uno degli 8 siti in Marocco dichiarati Patrimonio dell' Unesco.
Questa è una delle mie preferite.
La foto è fatta dalla macchina, a qualche ora di viaggio da Ouarzazate, verso le 3 del pomeriggio, metà di Agosto, in mezzo al nulla, verso il nulla, un uomo in bicicletta: pensavo bastasse per farne una foto.
Poi tornato a Roma, nel riordinare le immagini, ho visto la scritta sul muretto.
Ho immaginato il genio. Partire da Roma con la bomboletta nella valigia, atterrare a Casablanca, affittare una macchina, percorrere ore di viaggio, attraversare l'Atlante, il deserto, fregarsene delle città imperiali, delle medine, dei muezzin, scansare Djemaa el Fna, le concerie e trovare finalmente il muretto giusto, li in mezzo al nulla.