martedì 4 ottobre 2011

The Songlines

Sydney sunset
Sydney Sunset
Outback
Into da Outback
Sydney
Sydney
Kakadu National Park - Ubir
Kakadu National Park - Ubir
Uluru
Uluru


"The Songlines" ("Le Vie dei Canti") è un bellissimo libro di Bruce Chatwin: Racconta e spiega la cultura dei nativi australiani, ne descrive lo stretto legame esistente tra geografia, storia, religione, società e musica e mostra come quei territori rappresentino una sorta di enorme partitura musicale.
Racconta anche quanto sia stato lungo riuscire a comprenderlo.
La descrizione seguente è tratta da Wikipedia:

"Songlines, also called Dreaming tracks by Indigenous Australians within the animist indigenous belief system, are paths across the land (or, sometimes the sky) which mark the route followed by localised 'creator-beings' during the Dreaming. The paths of the songlines are recorded in traditional songs, stories, dance, and painting.

A knowledgeable person is able to navigate across the land by repeating the words of the song, which describe the location of landmarks, waterholes, and other natural phenomena. In some cases, the paths of the creator-beings are said to be evident from their marks, or petrosomatoglyphs, on the land, such as large depressions in the land which are said to be their footprints.

By singing the songs in the appropriate sequence, Indigenous people could navigate vast distances, often travelling through the deserts of Australia's interior. The continent of Australia contains an extensive system of songlines, some of which are of a few kilometres, whilst others traverse hundreds of kilometres through lands of many different Indigenous peoples — peoples who may speak markedly different languages and have different cultural traditions.

Since a songline can span the lands of several different language groups, different parts of the song are said to be in those different languages. Languages are not a barrier because the melodic contour of the song describes the nature of the land over which the song passes. The rhythm is what is crucial to understanding the song. Listening to the song of the land is the same as walking on this songline and observing the land.

In some cases, a songline has a particular direction, and walking the wrong way along a songline may be a sacrilegious act (e.g. climbing up Uluru where the correct direction is down). Traditional Aboriginal people regard all land as sacred, and the songs must be continually sung to keep the land "alive".

Molyneaux & Vitebsky (2000, p. 30) note that the Dreaming Spirits "also deposited the spirits of unborn children and determined the forms of human society," thereby establishing tribal law and totemic paradigms."

3 commenti:

  1. Questo post mi ha riportato in mente un altro libro, ad essere precisi una mappa profonda di un luogo in cui, nell'apparente assenza totale di avvenimenti, un uomo abituato a percorrere a passo lento le vie inquiete dello spirito umano traccia un percorso dal niente al nulla, un percorso che però segna il lettore. Nel mio caso lo ha fatto per sempre, come solo alcuni libri sanno fare. Squarciandoti silenziosamente e poi lasciandoti a ripercorrere il solco, scoprendo ad ogni passaggio una nuova lettura e ad ogni lettura una voglia ritrovata di tornare a sfogliare quelle pagine, così ipnotica mente vuote di trama e tracimanti di storia.


    Il libro si chiama Prairyerth ("praterie"), l'autore William Least Heat Moon. Un compagno di viaggio (e di Viaggio) fedele. Te lo consiglio, Fab

    Un abbraccio

    Lo

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Bel commento Lollo.
    Grazie del tuo feedback e del consiglio letterario.
    Mi procurerò senz'altro Prairyerth presto.
    Il libro di Chatwin è un bel libro, anche se non posso dire di sentire in modo particolare quel fascino per la cultura nomade che oggi è molto di moda e che quel libro trasmette.
    Quel popolo descritto, però, ha sviluppato nei secoli questa incredibile struttura, composta di storia, religione, cosmo, geografia e musica e questo si, mi ha interessato molto, perché molto distante dalla nostra struttura di pensiero.
    La loro concezione del territorio - ad esempio - come privo di confini e composto, invece, di percorsi; che questi percorsi non vengano disegnati, ma cantati; che tali canti non possano essere scritti, ma tramandati solo verbalmente; che questo sistema di trasmissione verbale poi, avvenga secondo una organizzazione tale da rendere praticamente impossibile lo smarrimento di quelle informazioni. Tutto questo si, mi ha interessato molto.

    C’è un architetto australiano – Glenn Murcutt - che amo particolarmente. Per raccontare e spiegare il proprio approccio all'architettura lui cita spesso un bel modo di dire aborigeno: “Touch this earth lightly”

    Onestamente, non c’è da stupirsi che sia stato necessario del tempo per comprendere una tale complessità.

    Sono felice di trovarti qui!

    Fabio

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