mercoledì 27 gennaio 2016

Shalechet – Foglie cadute

Shalechet - Photo F. Barilari
C'è un'opera, all'interno del Jewish Museum dell'architetto Daniel Libeskind a Berlino, che è in perfetta simbiosi con quel capolavoro. Si intitola "Shalechet", "Foglie cadute", di Menashe Kadishman
Meriterebbe da sola il viaggio a Berlino.

Entrando, da sotto terra - perchè è così che l'architetto ha scelto che si entrasse in questo luogo - si comincia a sentire un rumore di catene. 
Ci sono diversi spazi vuoti nel museo, perchè è proprio il Vuoto, il tema centrale di questa incredibile architettura.
Solo dopo aver girato un angolo molto stretto, ci si trova in uno di questi Vuoti, e questo è l'unico nel quale si può accedere.  

In questo Vuoto, sul pavimento ci sono 10.000 maschere di ferro, di tutte le dimensioni. Tagliate una per una, nel ferro spesso e pesante; arrugginite e usurate.
Si è invitati a camminare in quel Vuoto, su quelle maschere, che sotto il peso dei passi producono quel suono di catene e si trasformano poco per volta in volti. 

Nel sito di Menashe Kadishman si può sentire quel suono.

Si cammina in modo instabile, perché sono volti spessi, accatastati uno sopra l'altro ma liberi di spostarsi; e l'instabilità che procura camminare su quei volti o maschere, non è solo fisica.
Difficile spiegare quanto faccia sentire pesante ogni passo che si fa. E' unìopera che va vissuta. 

Si cominciano a notare i volti più piccoli, quelli con un'espressione più sofferente, si cominciano a notare i dettagli e si sente la voglia di uscire dalla sala presto.

F. Barilari - The Axis of Continuity

Proseguendo lungo uno dei tre assi principali del museo, si arriva alla Torre dell'Olocausto. In questo ambiente, spiegò Libeskind, bisognava entrare spostando una porta pesante in ferro e quello spazio doveva restare cieco: la Torre doveva far entrare il freddo o il caldo e i rumori dall'esterno, ma impedendone la vista.
Fu solo a lavori iniziati che pensò di aggiungere una piccolissima fenditura proprio in cima, sulla base del racconto di una persona che visse quella condizione.

Ho visitato più volte questo edificio ma nell'ultima occasione mi sono trovato li verso il tramonto e ho notato per la prima volta quest'ombra che si muoveva, proveniente dagli alberi che circondano la Torre all'esterno.
Si allungava progressivamente e in poco tempo è scomparsa, ma in quel breve lasso di tempo, questo dettaglio ha cambiato radicalmente la mia percezione di quello spazio.


Jewish Museum - Photo F. Barilari

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