venerdì 27 marzo 2015

Postkarten Deutschland _ Day 3

A Stoccarda oggi piove e fa freddo. 
Non sono mai stato qui e ci rimarrò solo oggi, per cui l'idea che mi resteràsarà quella di una città grigia, anche se so che non é così, perché Stoccarda é immersa tra colline di vigneti verdi. 


A photo posted by @fabio_barilari on

All'uscita dall'Houptbanhof, la stazione centrale, la prima cosa che vedi é la stella della Mercedes che ruota in cima ad una torre alta quasi 60 metri, grigia anche quella - oggi - che é una parte organica della stazione stessa. 
La torre, con il simbolo roteante in cima, é uno dei principali landmark della città
Mercedes-Benz e Porsche sono le due case automobilistiche di Stoccarda. 


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Le foto di Instagram non offrono una buona definizione, ma hanno tre aspetti che mi interessano molto, nel raccontare un viaggio: sono immagini immediate, localizzate e, in una certa misura, "commentate" grazie all'uso dei filtri. 
Hanno anche un altro aspetto interessante: presentano immagini non edulcorate, piú vicine alla realtà  quotidiana e più distanti dalle foto patinate da rivista.

Ho due appuntamenti importanti, durante la giornata: il primo é con Christian Kandzia, uno dei collaboratori storici di Gunther Behnisch, tra gli autori della biblioteca di Eichstatt presentata nel post precedente. I suoi racconti e la sua disponibilità meritano però un post dedicato, che pubblicherò nei prossimi giorni.

Il secondo appuntamento é alla Stadtbibliothek Stuttgart - "Bibliothek 21", la nuova biblioteca statale dello studio di Köln, Yi Architects, vincitore di un concorso aperto al quale hanno partecipato 235 studi. 
E' stata inaugurata nel 2011 e si trova nella zona vicino alla Hauptbahnoff; in pianta é un quadrato di 49m di lato ed ha un'altezza di 40m per 9 piani totali.
Eun Young, titolare dello studio, ha collaborato con O.M. Ungers prima di mettersi in proprio.


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La foto qui sopra, é l'atrio di ingresso alla biblioteca. Una parete ed il soffitto, per la precisione, di uno spazio cubico totalmente vuoto e privo di illuminazione naturale diretta, le cui 4 pareti sono perfettamente identiche tra loro. 

L'atrio, per me, é il luogo dedicato all'accoglienza: in un certo senso, é l'edificio che viene a stringerti la mano e a presentarsi per farti entrare e questo atrio presenta perfettamente l'architettura di cui fa parte.


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Avendo visitato il giorno prima la biblioteca di Eichstatt, tutto quello che ho descritto li, in questo progetto viene capovolto: Forse, tra tutte le biblioteche che ho visitato fin'ora in questi due viaggi in Germania, queste ultime due rappresentano gli estremi opposti.

Personalmente, ho sempre sentito una radicale, determinante contrapposizione tra due modi di intendere la professione dell'architetto: tra chi affronta la progettazione con un approccio autoreferenziale e, in definitiva, di marketing, e chi la affronta con un approccio umanistico, rivolto a soddisfare le necessità pratiche e psicologiche quotidiane, della persona o della comunità.

In realtà, il discorso é delicato e molto più ampio, ma in buona sostanza, questo é il punto di partenza con cui valuto i progetti che vedo: Per questi motivi, su questo edificio, agli antipodi rispetto a quello di Eichstatt, il mio giudizio architettonico é necessariamente molto critico.

In queste foto ho cercato di presentare gli stessi elementi di cui ho parlato per la Katholischbibliothek di Eichstatt: atrio, scale di distribuzione, uso della luce naturale, trasparenza, leggerezza, potenziale di appropriazione ed interpretazione degli spazi da parte del fruitore.


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E, tornando all'atrio, queste foto le ho fatte da una delle finestrelle seriali che disegnano le 4 pareti. 

Quella a terra al centro, blu, é una fontanella. 

Tutti gli ambienti ed i prospetti di questo edificio sono gestiti con lo stesso approccio: serialità ossessiva, simmetria esasperata, razionalità compulsiva.
Ho dato volutamente una connotazione negativa ad ognuno di questi aspetti, non perché siano componenti necessariamente negative, ma perché l'uso che ne viene fatto qui, risponde solo ad un principio geometrico astratto, perseguito con tutta la determinazione e serietà possibili, senza alcuna concessione all'imprevisto, all'eccezione; alle espressioni della vita, in definitiva.


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La stessa rigida serietá avvolge l'edificio sui prospetti esterni, rendendoli ancora piú grigi di quanto non sia giá la giornata, senza lasciare via di fuga.


La sala principale é questa:


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e mostra come questi ambienti possano anche apparire affascinanti, per certi versi.

É questo l'aspetto per me più discutibile: posso immaginare perfettamente ambientata li dentro, la sequenza di un film, un video musicale o una immagine pubblicitaria, ma non trovo una dose minima di empatia nei confronti di chi ci deve entrare quotidianamente. 

Tutto é, e deve rimanere, distante e serio.

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Talmente coerente e serio, che le balaustre devono esserci anche al piano terra, per non far saltare il meccanismo.
E forse é proprio questo dettaglio che fa capire tutto il pensiero alla base di questo progetto.

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Prima di partire, sono riuscito a passare alla Neue Statsgallerie di James Stirling.

Questo qui sotto é un dettaglio che ho sempre trovato geniale e racconta molto dello spirito di Stirling: si tratta delle aperture per l'aerazione dei parcheggi seminterrati.
Pur sembrando pietre disposte casualmente, ne ricordo i disegni esecutivi che mostravano l'accuratezza della progettazione e dell'ancoraggio tecnico al piano di fondazione.

James Stirling, era un'altro che aveva combattuto sul serio: durante la seconda guerra mondiale fu tra coloro che vennero paracadutati dietro le linee tedesche in Normandia, per aprire la strada al D-Day, rimanendo ferito due volte e forse aveva capito li che "la vita é una cosa troppo seria per essere presa seriamente" (O. Wilde)


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PS: Tutti i moduli delle facciate esterne della biblioteca, di notte si illuminano di bianco o di blu, alternativamente. L'effetto si vede qui. Questo aspetto, unito alla sua posizione in collina, lo rende, di notte, il nuovo vero landmark di Stuttgart.
Scenografico, per l'appunto.

2 commenti:

  1. Troppo fredda per i miei gusti. Una biblioteca dovrebbe accogliermi a braccia aperte

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  2. Esatto: è questo il punto. Qui l'architetto ha messo in mostra solo se stesso lasciando che oggetti e funzioni trovino in qualche modo il loro posto, mentre il processo dovrebbe essere invertito: dai ad ogni oggetto e funzione una propria casa e fai in modo che il risultato architettonico sia valido

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