Tutto il brano, melodia, arrangiamento, testo, ma in
particolare l'intro strumentale, é pura poesia.
É uno dei suoi numerosi brani di Hendrix che raccontano una
figura femminile idealizzata, un angelo custode, e il racconto, la descrizione hanno qualcosa quasi di
infantile.
"L'idea mi è venuta quando eravamo a Monterey e
guardavo tutto intorno. Così ho pensato di prendere tutto ciò che vedevo e di
trasformarlo, magari in una ragazza, qualcosa del genere, e chiamarlo
"Little Wing", e poi volare via. Tutti volavano davvero e erano di
buon umore, anche la polizia, e tutti erano davvero, davvero fantastici là
fuori. Così ho preso tutte queste cose e le ho messe in una piccolissima
scatolina di fiammiferi, sai, a forma di ragazza e poi l'ho composta. Era molto
semplice, ma mi piaceva." - Jimi Hendrix
É perfetta. Un esempio di perfezione.
Un talento fuori dal mondo sia come chitarrista che come
compositore.
Sono solo poco piú di 2 minuti e andrebbe ascoltata a occhi
chiusi.
"Alle
porte degli eighties i Clash erano una band con alle spalle un paio di album, un carico di aspettative da
soddisfare e una serie di debiti con la Cbs. Per superare la paralisi da
indecisione i ragazzi si erano isolati al Vanilla (una sala prove senza
finestre e col soffitto basso) e avevano messo su nastro le idee per una
quindicina di pezzi. Ora si trattava di trasformarle in un nuovo disco.
Strummer voleva inizialmente continuare a fare tutto in casa e perfezionare
l'uso dei due registratori Portastudio TEAC 144 (i primi 4 tracce a cassette) per non aumentare ulteriormente lo sbilancio con la Cbs e
dare ai fan il miglior rapporto qualità prezzo, ma il piano fu scartato per
mancanza di necessaria competenza tecnica (la registrazione con un Portastudio
fu poi realizzata nella pratica da Bruce
Springsteen su "Nebraska" un paio di anni dopo).
Ripiegarono quindi nuovamente sui mezzi della casa
discografica, pretendendo però di avere libertà di scelta sul produttore, che ricadde su Guy Stevens. Stevens aveva già collaborato alla nascita dei Procol Harum, ai quali suggerì il nome e il titolo di "A Whiter Shade Of Pale",
ma la band si stufò presto della latitanza della Island e firmò un contratto
con la Decca/Deram, facendo il botto ma senza di lui.
Mentre si riprendeva dalla delusione e
iniziava a frequentare Brian Jones (droghe
incluse), registrò il primo album dei Free in una sola settimana, ma fu
arrestato nei giorni successivi per possesso di sostanze stupefacenti,
beccandosi un anno di reclusione in quanto recidivo. Anche i Free andarono quindi incontro
al successo senza di lui.
Mick
Jones sostenne all'epoca che "la sola presenza di Stevens in studio faceva
tutta la differenza. Era come se tutto il suono sporco entrasse dentro di lui,
tipo ritratto di Dorian Gray. E quello che restava su nastro era...
pulizia".
Disordinato,
distruttivo, infantile, egoista, umorale, Stevens permise però davvero ai Clash
di essere confidenti nei loro mezzi e lasciarsi andare (non è un caso se
mantennero intatti in registrazione i rumori delle dita sulle corde, parti di
piano isteriche, spifferi di feedback, improvvisazioni vocali).
Dal canto loro i Clash permisero al produttore di essere ricordato per un disco
che aveva quello che voleva lui: organi hammond, un martellante piano alla
Jerry Lee Lewis, una qualità alla Stones per
quanto riguarda l'essenza roots, e dei testi importanti quanto quelli
di Dylan.
Guy Stevens condivideva i loro gusti personali, cosa particolarmente
importante, data la natura stilistica di un materiale che recuperava il mix di
influenze r&b, soul, garage, reggae, rock steady, jazz dei quattro
componenti, ed era in grado di far prevalere l'immediatezza e la
"pancia" sulla tecnica e la perfezione. Era solito passare tutto il tempo in sala di ripresa con i musicisti, saltando
e urlando in faccia alle persone per motivarle, per poi tornare a lavorare in control
room.
Per
Stevens l'unica cosa importante era mettere la band in condizione ritrovare il
contatto con l'emozione diretta e viscerale del rock'n'roll (la cosiddetta
"direct injection")
Guy morì
due anni dopo l'uscita di "London Calling" a causa di un'overdose di farmaci
prescritti che stava assumendo per ridurre la sua dipendenza dall'alcol.
La band gli dedicò il brano "Midnight To
Stevens", pubblicata poi su "Clash On Broadway" nel 1991."
"Gran parte dell’energia di London Calling passò anche dal
produttore Guy Stevens, figura centrale e spesso sottovalutata. Stevens
non era un tecnico impeccabile ma era un catalizzatore emotivo. In studio con i Clash, Stevens faceva di tutto per evitare
la sterilità: lanciava sedie, spegneva le luci, urlava, versava vino sugli
strumenti. Voleva catturare la sensazione di una band che sta per
esplodere, non la perfezione formale."