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martedì 24 marzo 2020

Richard Mosse _ Incoming


"At a moment when the world is facing the world’s largest refugee and migration crisis since the Second World War, Incoming by Irish artist and Deutsche Börse Photography Prize winner Richard Mosse deals with the major humanitarian and political plight of our time, the displacement of millions due to war, persecution and climate change. With illuminating texts by Mosse and the philosopher Giorgio Agamben, the 576-page book combines film stills from the artist’s latest video work made in collaboration with electronic composer Ben Frost and cinematographer Trevor Tweeten – a haunting and searing multi-channel film installation, accompanied by a visceral soundtrack. Journeys made by refugees and migrants across the Middle East, North Africa, and Europe are captured with a new weapons-grade surveillance technology that can detect the human body from 30.3km. Blind to skin colour, this camera technology registers only the contours of relative heat difference within a given scene, foregrounding the fragile human body’s struggle for survival in hostile environments."

_da Incoming - Richard Mosse
Barbican Center, London 2017






https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2017/04/mostra-richard-mosse-barbican-centre-londra/

giovedì 19 marzo 2020

Mediterraneo

Dedicato a tutti quelli che stanno scappando
_ da "Mediterraneo" di Gabriele Salvatores

San Vito - © Fabio Barilari

Mikri Vigla - © Fabio Barilari

San Vito - © Fabio Barilari

"Sharing Silence" - © Fabio Barilari

Naxos - © Fabio Barilari

Halki - © Fabio Barilari

Plaka - © Fabio Barilari

Naxos - © Fabio Barilari

giovedì 6 giugno 2019

D-Day _ Robert Capa

D-Day, oggi, 75 anni fa. 
Robert Capa, era uno dei 4 fotografi che ebbero il permesso di partecipare allo sbarco con le truppe.
Aveva 3 macchinette fotografiche: doveva fotografare, non sparare. 
Durante lo sbarco scatta 4 rullini da 36 pose. Poi le manda al suo giornale, Life. 
In fase di sviluppo si rendono conto che 3 su 4 rullini non hanno fotogrammi leggibili. 
Forse sbagliano lo sviluppo. Fatto sta che si salvano solo 11 immagini.
Life le pubblica 13 giorni dopo, praticamente scusandosi, con la didascalia “Per la grande agitazione del momento, Capa, ha mosso la sua fotocamera e le foto sono venute sfocate
Le chiamano le Magnificent Eleven
Tra le immagini c'è "The face in the surf", l’unica foto in cui un soldato era stato ripreso in primo piano: per scattare questa foto Capa doveva avere la linea del fronte alle spalle. 
Sbarcarono all’alba e appena ci fu luce sufficiente cominciò a scattare con la sua Contax.






Robert Capa

martedì 19 agosto 2014

Athens

Alcune immagini che ho scattato ad Atene pochi giorni fa. 
Mi riprometto sempre di stare più a lungo in quella città. Non so neppure perchè, ma esercita un fascino su di me, dalla prima volta che la visitai: magari è solo perchè rappresenta la porta per le vacanze. 
O forse perchè è una città sconfitta: lo era già molto prima dell'inizio della crisi.

Il Rebetiko, la musica del Pireo, è nato qui:
"Il Rebetiko (Ρεμπέτικο) (...) è considerato dai Greci come il tango per gli argentini, il blues per gli americani e il fado per i portoghesi. È nato a cavallo tra XIX e XX secolo, nei bassifondi della società greca, da persone emarginate che volevano raccontare i loro disagi o le loro peripezie tramite la musica. La tematica delle canzoni riguardava storie di povertà, prigione, droghe, storie d'amore, problemi sociali, prostituzione, messe in musica in modo passionale, a volte triste, a volte ironico o scherzoso" - (da Wikipedia)

da "Rebetiko - La Mala Erba" di David Prudhomme
In queste foto scattate velocemente, alterate nei colori e nelle atmosfere, ho l'impressione di aver trovato una chiave di lettura per provare a descrivere e raccontare Atene attraverso immagini e disegni. 
Poi spero che presto arriverà il momento di disegnarla bene, con calma, in modo da cercare di trasmettere quel sentimento tormentato che ha per me, ogni volta che la rincontro. 
Perchè la attraverso da 10 anni, e ci sono affezionato.
  








Questo video invece, è di Ifigenia Liangi, un architetto che insegna alla Bartlett School of Architecture a Londra e viene da Atene. E' la rappresentazione di un progetto architettonico, radicale nella sua sperimentazione, poetico, calato nel contesto.
La ricerca di un linguaggio personale, che racconti Atene oggi, attraverso l'architettura.
Nel suo sito si trovano immagini e disegni che mostrano il "making of" del video, fortemente ispirati alle atmosfere che si respirano in quella città, in questi anni. 




mercoledì 12 marzo 2014

National Geographic

Kolumba is an art museum in Koln: it shows a collection about religious art and presents works of all the centuries and the exhibitions, both permanent and temporary, presenting the works according to their affinities, instead of their ages or geographical locations. Its architecture, by Peter Zumthor, from the single detail, to the materials choosen, till the rooms sequence along the path, has a intense emotional correspondence with the art collection. I got lucky to visit it in a sunny day.

"Kolumba" - Koln 
I took this picture last September and today it has been selected by the National Geographic for its "Daily Dozen", a selection of photos made world wide.
Along the years, the National Geographic has preserved its seriousness and authority as editor and magazine and its choice makes me feel really honored.
If you like it, you can vote it.
Thank you

sabato 3 novembre 2012

Greetings from US

17 Miles Road

San Francisco

San Francisco - Chinatown

San Francisco Bay

San Francisco - Chinatown
"My Lord" - Milwaukee - Harley-Davidson Museum

giovedì 7 giugno 2012

Memorie


"Il brutto è sempre parente del falso: e questo è forse un buon criterio di giudizio artistico. 
Mentire è l'essenza del brutto"
Andrea Emo




Ho sempre istintivamente associato gli effetti della distruzione di un monumento o di un centro storico, per una comunità, agli effetti dell’Alzheimer per un individuo.


Lo so che non è proprio così: in realtà la comunità sopravvive al crollo di un' architettura. 
Vale però la pena di fermarsi a ragionare su quale senso possa avere impiantare una memoria finta ed artificialmente antica quando qualcosa di importante viene distrutto. 


Il punto è senz'altro come intervenire per puntellare e consolidare i simboli architettonici ed urbanistici nei quali una comunità si riconosce, prevenirne la loro morte, ma anche come garantire una continuità nella produzione di tali simboli e punti di riferimento, nei tempi di sviluppo propri di una comunità.
In realtà, se si accetta l'ineluttabilità di una "morte" delle architetture (come degli individui), quando questo accade, è il secondo punto quello più importante.

La "memoria" vale realmente solo se vera e in arte (ed in architettura) la verità di un'opera si misura in funzione della profonda interpretazione e lettura dell'epoca in cui viene prodotta.

Il principio del "com'era dov'era" è probabilmente valido in senso relativo - una copia bella è meglio di un originale brutto - ma è certamente deteriore in senso assoluto: una copia resta sempre, inevitabilmente un falso.

Per questo, il modo sano di ragionare non è (solo) quello di pensare alla ricostruzione di quanto è venuto giù ma cosa produrre di nuovo e di vero affinchè ad una comunità vengano dati nuovi simboli e nuove "memorie" da condividere e nelle quali riconoscersi. 


mercoledì 16 novembre 2011

Steve McCurry

Steve McCurry
Dal 3 dicembre al 29 aprile 2012, al MACRO di Roma, saranno esposte oltre 200 fotografie scattate da Steve McCurry nel corso degli oltre 30 anni della sua straordinaria carriera di fotografo e di reporter. 
Ho sempre trovato le sue immagini di una bellezza disarmante e "totale".  
Il suo lavoro, le sue foto, rappresentano per me una fonte di continua ispirazione: quelle immagini sanno cogliere e trasmettere, in un istante, una moltitudine di stati d'animo, una ricchezza profonda. 
Riescono a trasferire, in chi le osserva, tutta la bellezza nascosta nel mondo, qualche volta sepolta. 
I suoi ritratti di persone sconosciute, che vengano dal Myanmar piuttosto che dalla Bolivia o da Kandahar, hanno tutti, inevitabilmente, la stessa caratteristica in comune, uno sguardo che non si dimentica.
Immagini che fanno venire voglia di andare ad incontrare culture diverse, di conoscere le storie di quelle persone ritratte, di vivere quei luoghi.
Queste sono solo tre delle sue immagini che amo di più e questo è il suo Web site
Johdpur, India, 1996 - Copyright S.McCurry
 Johdpur, India, 2007 - Copyright S.McCurry
 Pakistan - Copyright S.McCurry 
Dal sito della Magnum


Steve McCurry
American, b. 1950
Steve McCurry was born in Philadelphia, and graduated from Pennsylvania State University. After working at a newspaper for two years, he left to freelance in India.
His career was launched when, wearing native clothing, he crossed the Pakistan border into rebel-controlled Afghanistan just before the Russian invasion. When he emerged, he had rolls of film sewn into his clothes that contained some of the world's first images of the conflict. His coverage won the Robert Capa Gold Medal for Best Photographic Reporting from Abroad Showing Courage and Enterprise. He has won numerous awards including the National Press Photographers' Association award for Magazine Photographer of the Year and an unprecedented four first prizes in the World Press Photo contest.
McCurry has covered many areas of international and civil conflict, including the disintegration of the former Yugoslavia, Beirut, Cambodia, the Philippines, the Gulf War and continuing coverage of Afghanistan. His work has been featured in magazines around the globe. His reportage for National Geographic has included Tibet, Afghanistan, Burma, India, Iraq, Yemen, Buddhism, and the temples of Angkor Wat.
A high point in his career was finding Sharbat Gula, the previously unidentified Afghan refugee girl, whose picture has been described as one of the most recognizable photographs in the world.

venerdì 14 ottobre 2011

Essaouira

Marocco 152a_Essaouira
Essaouira - Promenade en mer
Marocco 083_Essaouira 

Marocco 120_Essaouira 

Marocco 198_Essaouira
Islas Purpureas
Marocco 193_Essaouira 

Marocco 078_1_Essaouira 

Marocco 073_Essaouira

Essaouira vuol dire ''ben disegnata'': nel 1765 il sultano Ben Abdallah incaricó un suo prigioniero, l' architetto francese T. Cornut, di riorganizzare l'urbanistica di Mogador, l' insediamento esistente, sul modello di citta' europeo e rimase molto soddisfatto del risultato. 
Per questo motivo, la Medina di Essaouira ha viali, portici e piazze simmetriche, che la differenziano dall' anarchia che disegna le altre Medine.
I suoi palazzi sono tutti bianchi, le mura che la circondano sono color terra e la sabbia dal deserto tinge di ocra tutto: le case, il mare e l'aria.
Di fronte ad Essaouira le Islas Purpureas: rifornivano l' antica Roma del colore porpora per le tuniche di moda.
Oggi Essaouira e' uno degli 8 siti in Marocco dichiarati Patrimonio dell' Unesco.

martedì 11 ottobre 2011

Down Under - Strade

Melbourne
Melbourne
Great Ocean Road
Great Ocean Road
Melbourne
Melbourne
Sydney
Sydney
Sydney
Sydney
Uluru
Uluru
Uluru
Outback
Kakadu National Park
Kakadu National Park