sabato 21 febbraio 2026

Little Wing

 

Tutto il brano, melodia, arrangiamento, testo, ma in particolare l'intro strumentale, é pura poesia.

É uno dei suoi numerosi brani di Hendrix che raccontano una figura femminile idealizzata, un angelo custode, e il racconto, la descrizione hanno qualcosa quasi di infantile.

"L'idea mi è venuta quando eravamo a Monterey e guardavo tutto intorno. Così ho pensato di prendere tutto ciò che vedevo e di trasformarlo, magari in una ragazza, qualcosa del genere, e chiamarlo "Little Wing", e poi volare via. Tutti volavano davvero e erano di buon umore, anche la polizia, e tutti erano davvero, davvero fantastici là fuori. Così ho preso tutte queste cose e le ho messe in una piccolissima scatolina di fiammiferi, sai, a forma di ragazza e poi l'ho composta. Era molto semplice, ma mi piaceva."    - Jimi Hendrix

É perfetta. Un esempio di perfezione.

Un talento fuori dal mondo sia come chitarrista che come compositore.

Sono solo poco piú di 2 minuti e andrebbe ascoltata a occhi chiusi.



venerdì 6 febbraio 2026

Michelangelo Foot Sketch

Michelangelo, studio del piede della Sibilla Libica nella Cappella Sistina.

Dim. 13,5 x 11,5 cm

27,2 milioni di $ - Battuto all'asta ieri a NY


Guy Stevens / "London Calling"

London Calling, album doppio dei Clash uscito nel 1980 è stato votato alla posizione n°8 nella lista dei 500migliori album secondo Rolling Stone 

Estratto da "Onda Rock: Dietro le tracce - Storie di produttori | Guy Stevens - "London Calling"

"Alle porte degli eighties i Clash erano una band con alle spalle un paio di album, un carico di aspettative da soddisfare e una serie di debiti con la Cbs. Per superare la paralisi da indecisione i ragazzi si erano isolati al Vanilla (una sala prove senza finestre e col soffitto basso) e avevano messo su nastro le idee per una quindicina di pezzi. Ora si trattava di trasformarle in un nuovo disco.

Strummer voleva inizialmente continuare a fare tutto in casa e perfezionare l'uso dei due registratori Portastudio TEAC 144 (i primi 4 tracce a cassette) per non aumentare ulteriormente lo sbilancio con la Cbs e dare ai fan il miglior rapporto qualità prezzo, ma il piano fu scartato per mancanza di necessaria competenza tecnica (la registrazione con un Portastudio fu poi realizzata nella pratica da Bruce Springsteen su "Nebraska" un paio di anni dopo). 

Ripiegarono quindi nuovamente sui mezzi della casa discografica, pretendendo però di avere libertà di scelta sul produttore, che ricadde su Guy Stevens.

Stevens aveva già collaborato alla nascita dei Procol Harum, ai quali suggerì il nome e il titolo di "A Whiter Shade Of Pale", ma la band si stufò presto della latitanza della Island e firmò un contratto con la Decca/Deram, facendo il botto ma senza di lui. 

Mentre si riprendeva dalla delusione e iniziava a frequentare Brian Jones (droghe incluse), registrò il primo album dei Free in una sola settimana, ma fu arrestato nei giorni successivi per possesso di sostanze stupefacenti, beccandosi un anno di reclusione in quanto recidivo. Anche i Free andarono quindi incontro al successo senza di lui. 

Mick Jones sostenne all'epoca che "la sola presenza di Stevens in studio faceva tutta la differenza. Era come se tutto il suono sporco entrasse dentro di lui, tipo ritratto di Dorian Gray. E quello che restava su nastro era... pulizia".

Disordinato, distruttivo, infantile, egoista, umorale, Stevens permise però davvero ai Clash di essere confidenti nei loro mezzi e lasciarsi andare (non è un caso se mantennero intatti in registrazione i rumori delle dita sulle corde, parti di piano isteriche, spifferi di feedback, improvvisazioni vocali).
Dal canto loro i Clash permisero al produttore di essere ricordato per un disco che aveva quello che voleva lui: organi hammond, un martellante piano alla Jerry Lee Lewis, una qualità alla Stones per quanto riguarda l'essenza roots, e dei testi importanti quanto quelli di Dylan.

Guy Stevens condivideva i loro gusti personali, cosa particolarmente importante, data la natura stilistica di un materiale che recuperava il mix di influenze r&b, soul, garage, reggae, rock steady, jazz dei quattro componenti, ed era in grado di far prevalere l'immediatezza e la "pancia" sulla tecnica e la perfezione. Era solito passare tutto il tempo in sala di ripresa con i musicisti, saltando e urlando in faccia alle persone per motivarle, per poi tornare a lavorare in control room.

Per Stevens l'unica cosa importante era mettere la band in condizione ritrovare il contatto con l'emozione diretta e viscerale del rock'n'roll (la cosiddetta "direct injection")

Guy morì due anni dopo l'uscita di "London Calling" a causa di un'overdose di farmaci prescritti che stava assumendo per ridurre la sua dipendenza dall'alcol.

La band gli dedicò il brano "Midnight To Stevens", pubblicata poi su "Clash On Broadway" nel 1991."


Guy Stevens: il caos come metodo

"Gran parte dell’energia di London Calling passò anche dal produttore Guy Stevens, figura centrale e spesso sottovalutata. Stevens non era un tecnico impeccabile ma era un catalizzatore emotivo. In studio con i Clash, Stevens faceva di tutto per evitare la sterilità: lanciava sedie, spegneva le luci, urlava, versava vino sugli strumenti. Voleva catturare la sensazione di una band che sta per esplodere, non la perfezione formale."

Guy Stevens

domenica 1 febbraio 2026